Rotellando a Londra con Marco Resti
“London callig” – come diceva una canzone dei Clash oppure come la BBC trasmetteva ripetutamente per radio durante la seconda guerra mondiale nei paesi occupati. Rotellando risponde con “Wheeling in London”.
Londra pare essere una delle città europee più accessibili; io a dire il vero non la ricordo così, ma è da molto tempo che non ci vado e credo che vi sia stato un cambiamento, soprattutto dopo le Olimpiadi e le Paraolimpiadi del 2012, le più seguite nella storia, viste e vissute non come la Cenerentola zoppa delle Olimpiadi ma come un avvenimento, anzi un mega avvenimento, mondiale e a se stante.
Ho ricordi ancora belli nitidi della cerimonia d’apertura dei giochi con la partecipazione di Stephen Hawking e la statua di Marc Quinn che rappresenta Alison Lapper incinta. Entrambi inglesi ed entrambi con una disabilità con un forte impatto visivo, insomma non bellissimi da vedere, non come lo possono essere gli sportivi, ma entrambi con una personalità tanto forte da farsi ricordare per sempre. Hawking, fisico e matematico, famoso per i suoi studi sui buchi neri, affetto da atrofia muscolare progressiva, completamente paralizzato che può parlare solo con un sintetizzatore vocale. Alison Lapper è un artista focomelica, nata senza braccia e con gambe poco sviluppate. La scultura di Quinn è stata a lungo a Trafalgar Square, poi è stata utilizzata in forma maxi e gonfiabile per la cerimonia d’apertura delle Parolimpiadi, poi ha fatto la sua apparizione alla Biennale di Venezia come opera esterna ed è stata installata sull’isola di San Giorgio, dove faceva bella mostra di se sul Canal Grande. Bella, mitologica, strana ma che conserva tutta la sua forza; insomma, un monumento al valore della bellezza “diversa”.
Un anno dopo le Paraolimpiadi, un anno dopo che Londra ha sistemato e reso accessibile gran parte della sua rete di trasporti, rotello con il fotografo Marco Resti nella capitale britannica. Insieme a Marco faremo i turisti con l’aiuto di Visit Britain, e racconteremo la trasferta londinese, verificando come la città sia cambiata per ni rotellati.
To start, in London
Atterraggio perfetto a Gatwick, la Regina ci “osserva” e il suo sorriso mi preoccupa un po’, speriamo di non fare casini in terra inglese. Scivoliamo verso il Gatewick Express che dall’aeroporto, in 30 minuti, ci porterà alla Stazione Victoria, nel centro di Londra. Per salire sul treno non è necessario, come in Italia, utilizzare un elevatore che porta la carrozzina sul vagone; il personale a bordo (una persona) monta una rampa portatile e pieghevole (collacate sia sul treno che nei muri vicino ai binari) e la posiziona con estrema facilità tra il marciapiede e la carrozza del treno e con un pò di spinta, come per magia, e senza fatica, si sale sul treno. Potrebbe apparire un metodo grossolano ed arretrato ma è sicuramente efficiente, veloce e a basso costo. Tempo impiegato per la richiesta di assistenza, il montaggio e salita sul treno: 10 minuti scarsi. In Italia l’assistenza va segnalata almeno 24 ore prima della partenza, ed è molto più complicata; peccato !
Il Gatwick Express arriva alla Victoria Station e qua l’accessibilità inglese inizia a scricchiolare; purtroppo non è possibile prendere il metro perché non ci sono ascensori; peccato! Si decide allora di prendere un taxi. Tutti i nuovi “cab” sono dotati di rampa per la salita della carrozzina direttamente sul mezzo, in caso non ce l’abbiano, il taxi è talmente ampio che la carrozzina può stare al suo interno.
Pronti per la cena e pronti per andare nel cuore di Londra, in altre parole a Piccadilly Circus, vogliamo prova l’ebrezza di prendere uno dei famosissimi double-decker londinesi. Il bus arriva con estrema puntualità, esce la rampa ma ahimè resta incastrata nel marciapiede. “Oh Signur” o forse è meglio dire “Oh my God”. La rampa resta lì, con le porte chiuse e nonostante numerosissimi tentativi dell’autista a farla rientrare e sbloccarla, l’autobus resta fermo, immobile con le quattro frecce lampeggianti e i passeggeri all’interno che ci guardano attraverso i finestrini con occhioni tristi. Che scena straziante !
I primi tentativi nell’utilizzo dei mezzi di trasporto londinese non sono dei migliori, inizio già a sentire delle paroline non molto gentili che si avvicinano alla mia lingua e vogliono fuoriuscire ma per ora mi trattengo; infondo domani è un altro giorno e inizieremo la visita della città con l’aiuto di Visit Britain.
Punti di vista Londinesi
Rotellando mi da la possibilità di visitare luoghi per la prima volta ma anche di essere ospitato in alberghi bellissimi come il St. Pancras Renaissance London Hotel, che ci sta ospitando in questi giorni di vita londinesi. Quello che rende questo albergo meraviglioso non è semplicemente l’esperienza di dormire in un hotel lussuoso, ma di essere all’interno di un vero e proprio monumento vittoriano ma con i più moderni servizi. L’albergo, nato nel 1873 attaccato alla stazione di St. Pancras, risultò da subito ricco di raffinatezze, tra cui una splendida scalinata, soffitti con foglie d’oro, lobby del tetto vetrato e pareti riccamente decorate. L’albergo, troppo costoso da mantenere, fu chiuso nel 1935 per essere riaperto, dopo un ristrutturazione di oltre 220 milioni di euro, nel 2011. Ora rotellare per questi corridoi e affacciarsi dalle finestre per ammirare la Euston Road da una parte o la St Pancreas Station dall’altra è una piccola emozione moderna con ricordi di altri tempi.
Il nostro albergo è vicino ad Euston Station, uno dei principali snodi di trasporto della metropoli. La massa di persone, che nelle ore di punta transita da questa stazione, è notevole. Io da montagnino delle valli ossolane resto sorpreso, a tratti travolto (non nel senso fisico) da questa mandria di persone che corre e che va, chissà dove e chissà perché.
Mi piace la vita metropolitana, mi piace sentirmi nessuno in mezzo a tanta gente, mi piace essere uno dei tanti e non essere visto ed osservato. Quando si vive e si gira seduti sopra a delle rotelle è normale essere osservati, percepiti e visti sempre e comunque, quando si è diversi si spicca, vale per tutti coloro che sono differenti per fisicità, per colore o per scelte. Sentirsi diversi ed osservati può essere un fatto reale come quando si è presi di mira dagli sguardi lanciati da coloro a cui passiamo accanto oppure immaginari quando sono frutto di un nostro senso di inadeguatezza; al di là di queste osservazioni da psicologo dei criceti, è del tutto normale ed umano osservare ed essere incuriositi dal “diverso”, è segno di intelligenza e di voglia di comprendere altri modi di vivere ovviamente se la curiosità non si trasforma in maleducazione o peggio in atti di intolleranza.
Passare inosservato mi da sollievo, mi piace non essere quasi visto e questa sensazione la trovo solamente nelle grandi metropoli in particolare quelle anglosassoni come Londra o New York. Le metropoli ti danno la possibilità di vedere l’umanità da molti punti di vista e il metrò e i bus londinesi sono un fantastico luogo di osservazione. Ma questo momento di euforia, dura poco, infatti con Marco ci rendiamo conto che, anche, l’importante Euston Station, non è accessibile; l’ascensore arriva solamente al livello della biglietteria e poi nulla. Le motivazioni mi sfuggono. Bye bye metro, noi scegliamo i bus che sono tutti accessibili.
La prima visita turistica consigliataci da Visit Britain è lo Shard, la Scheggia. Disegnato dall’architetto Renzo Piano, è stato inaugurato nel 2012 ed è il grattacielo più alto della comunità europea con i suoi 315 metri. Il grattacielo è totalmente accessibile, il personale ti accompagna a prendere i vari ascensori e quando si giunge al 72° piano si può ammira un paesaggio mozza fiato. Soffrendo di vertigini la mia vescica viene sollecitata e prima di scendere ho necessità di far visita ai bagni. A sorpresa, anche da qui, si può godere di una vista favollosa sui tetti di Londra. Se volete provare l’esperienza di fare i vostri bisognini con una vista straordinaria andate nei bagni dello Shard, per una volta eviterete di leggere un giornale o di guardare lo smartphone, insomma avrete un punto di vista diverso anche durante il “momento del bisogno”.
Il quinto Beatles
Ci sono dei luoghi che vanno visti “obbligatoriamente” quando si visita una città per la prima volta, come si fa ad andare a Parigi e non andare ad ammirare la Torre Eiffel oppure a Roma e non vedere il Colosseo. A Londra le tappe vincolanti sono: il London Bridge, il Big Ben (che è il nome della campana della Clock Tower che dal giugno 2012, in occasione del Giubileo di diamante della Regina Elisabetta, è diventata Elizabeth Tower – che non si dica che la Regina non si da troppe arie, è riuscita persino a farsi intitolare il monumento più importante di Londra) e l’Abbazia di Westminster, luogo in cui vengono incoronati i reali ma per noi figli degli anni ‘70/80 è il posto in cui si è sposata Lady D, si è celebrato il suo funerale e recentemente si è svolto il matrimonio di William e Kate.
Gironzoliamo per South Bank una delle zone di Londra che preferisco, in cui la modernità degli edifici (sedi di emittenti televisive, culturali ed economiche) si fonde con il paesaggio e con icona British come il London Bridge o la Saint Paul’s Cathedral . Tutta la zona è totalmente accessibile e le rotelle scorrono leggiadre e libere. A Terry (la nostra guida) chiediamo due fuori programma: il primo è di fare un giro a Hyde Park il secondo quello di andare ad Abbey Road.
E’ infatti giunto il momento che il mondo sappia che il quinto Beatles sono io. Dopo John, Ringo, Paul e George c’era e c’è Rotex. La mia storia è triste, si narra, infatti, che, proprio mentre stavamo facendo la foto copertina dell’album “Abbey Road”, fui lasciato indietro e non riuscì più a raggiungere i miei compagni. La motivazione di quell’abbandono non mi è ancora chiara ma erano sicuramente spaventati dalle mie grandi doti canore. Non ho comunque ancora perso le speranze di esibirmi alla Royal Albert Hall !
Dopo aver rimembrato i tempi passati con i miei ex amici “The Beatles”, la giornata del turista perfetto termina con l’assistere ad uno dei tantissimi musical che tutte le sere vanno in scena nei teatri londinesi. La scelta è caduta su Billy Elliot, in tabellone da molti anni, tre ore di show e di alta professionalità, scenografie che cambiano con così tanta rapidità che sembra di guardare un film e non uno spettacolo live.
Accesibile, o non accessibile?
“Accessible, or not accessible? This is the question” . Questa è la domanda che si fa un rotellato quando va nella capitale di Shakespeare (e non solo), la risposta come sempre è complessa, sarebbe bello poter rispondere con un “si” oppure con un “no”, invece come sempre ci sono tantissimi “dipende”. Già dipende, come diceva Jarabe de Palo – dipende da che punto guardi il mondo – e così è per l’accessibilità, dipende.
Dipende anche da fatto se in un dato luogo o in una determinata città un rotellato ci può andare da solo oppure “deve” andare in compagnia. L’ultima volta che ho visitato Londra saranno stati circa 10 anni fa. Di quel viaggio mi ero portato a casa un ricordo non troppo positivo (dal punto di vista dell’accessibilità); tanta confusione, metrò senza ascensori, autobus affollati e complicati nella salita e molti negozi e locali con scalini all’entrata, per tutti questi motivi ho poi evitato di ritornarci negli anni seguenti. Dopo che nel 2012 ci sono state le Olimpiadi e le Paraolimpiadi, mi è sembrato che fossero avvenuti grandi miglioramenti, così sono partito con la voglia e l’entusiasmo di vedere cosa rimaneva di tutto quello che avevo visto in tv.
Arrivato a Londra ho ritrovato la stessa confusione, ma ordinata e rispettosa. La “Tube”, questo è il nome della metro londinese, resta complicato da prendere per i rotellati – “sai quando scendi ma non sai quando sali” ; sono molte le stazioni che non sono accessibili ma sono segnalate, le mappe con tutte le indicazioni favoriscono notevolmente gli itinerari, che spesso vanno costruiti in base all’affidabilità e non alla comodità o alla velocità del percorso. Delle 11 linee non ce ne è una totalmente accessibile; la Jubilee Line è quella più utilizzabile vista la sua modernità quasi futuristica.
Quello che si percepisce in tutta la rete metropolitana, e non solo, è che ogni intervento di modifica è stato progettato con attenzione (la metro di Londra è la più antica metropolitana del mondo) dalla segnaletica, ai percorsi, alle pensiline rialzate.
Costruiti con il punto di vista del “seduto” e per essere utilizzati e funzionanti e non perché devono essere fatti per degli obblighi di leggi ma per rispetto nei confronti di chi è diverso e pertanto ha delle necessità differenti dalla maggioranza. Alla domanda se il metro di Londra è accessibile, rispondo: abbastanza. Per lo meno si può sapere facilmente quali sono le stazioni realmente accessibili e quali no. Dare ed avere informazioni attendibili è un segnale di grande rispetto.
Se il metro è abbastanza accessibile, i bus londinesi vincono la mia “rotella d’oro” inquanto sono attrezzati con pedane funzionanti; gli unici punti deboli sono sono la lentezza dei bus bloccati spesso in mezzo al traffico e la non facile comprensione delle fermate – ma in questo la tecnologia ci viene incontro, con molte, recenti applicazioni che ci suggeriscono le fermate più vicine ai punti di interesse o agli indirizzi che dobbiamo raggiungere.
Royal moments
Vai a Londra e non vai a bere il té dalla Regina? Pare brutto e davvero scortese! Visitiamo dunque Buckingham Palace e lo facciamo come dei veri Lord Inglesi, passando dal cancello principale dove le guardie ci lasciano passare quasi fossimo dei vip. Questo è il trattamento “agevolato” che hanno i rotellati quando entrano nelle varie attrazioni ed avviene ovunque nel mondo o quasi, in questo modo si annusa per un attimo il sapore della celebrità e del “fate largo chissà chi arriva.
Passato il cancello arriva a prenderci una macchinina elettrica, come quelle che vengono utilizzate nei campi da golf, che ci porta direttamente davanti alla porta dell’ingresso visitatori, evitando in questo modo la ghiaia che le mie rotelle tanto odiano. Entriamo per la visita e scopro che la Regina non ha fatto il tè, aihmé, e nemmeno si farà vedere. Maleducata ! Stizzito, proseguo il tour nelle varie stanze, da quella del trono (in cui vi sono i filmati dell’incoronazione di Elisabetta, avvenuta il 2 giugno 1953), alla mia preferita, la “White Room”, dove solitamente i Reali fanno le foto ricordo. Noi non possiamo fotografare nulla, che peccato ! Gli assistenti che lavorano all’interno sono gentilissimi, facciamo amicizia con Laura, ha un impeccabile accento british e fatico a capire che è italiana. Quando inizia a parlare italiano invece si comprende che è vicentina, è più semplice perdere l’accento italiano di quello vicentino che però fa tanto simpatia. Laura si è trasferita a Londra qualche anno fa e ci spiega, come tutti gli italiani che conosciamo in questi giorni, che nonostante la nostalgia non ha nessuna intenzione di ritornare nel nostro paese perché le possibilità lavorative sono troppo poche.
Va beh, non ci pensiamo troppo e dopo il momento monarchico, continuiamo con un giro allo Shakespeare Globe, il teatro totalmente di legno in cui recitò la compagnia di Shakespeare. James (la guida) ci illustra con tono teatrale la storia e le attività che vengono effettuate in questo meraviglioso teatro; starei ore ad ascoltarlo anche se mi dicesse la ricetta delle uova strapazzate. Alla fine della giornata non possiamo fare a meno di farci un giro sulla London Eye, la ruota panoramica che affaccia sul Tamigi, e non ci facciamo nemmeno mancare un giro in battello sulle acque torbide del fiume londinese. Alla sera ci spostaimo a Covent Garden, una zona viva, piena di locali, negozi di ogni tipo, spettacoli, artisti di strada; è questa vitalità differente che fa di Londra una grnade città cosmopolita.




















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